Dati: non è solo una questione di parità ma di pari opportunità

Dati donne nei CdaLa presenza equilibrata fra le donne e gli uomini nelle posizioni apicali non è “solo una questione di parità” ma di “opportunità” per il nostro paese. L’Europa ne parla in termini di vantaggio competitivo e in ambito economico-manageriale si è da tempo rilevato che le opportunità offerte dalla “diversity” sono un elemento significativo di successo per le organizzazioni.

I dati e le analisi, condotte da numerose ricerche sull’applicazione della normativa, confermano come il raggiungimento di una significativa rappresentanza di donne nei board e nella dirigenza apporti benefici all'organizzazione e migliori le performances.

In quest’ottica la Legge Golfo-Mosca ha rappresentato un’importante opportunità di cambiamento verso il miglioramento delle aziende, delle politiche nei confronti delle donne e degli uomini e, più in generale, del mercato del lavoro.

Di seguito sono elencati i principali report e le ricerche che, nell’insieme, presentano il quadro attuale dei risultati raggiunti.

 

La corporate governance delle società quotate italiane

Rapporto Consob – marzo 2019

A giugno 2018 la presenza femminile raggiunge il 36% del totale degli incarichi di amministrazione e il 38% degli incarichi di componente degli organi di controllo, in entrambi i casi registrando i massimi storici per effetto dell’applicazione della Legge Golfo-Mosca (legge 120/2011). La maggioranza degli emittenti ha già riservato al genere meno rappresentato la quota di un terzo dei componenti del board, sia nel caso delle società giunte al secondo e al terzo rinnovo del board successivo alla legge (rispettivamente 156 e 24 con una presenza femminile pari al 36%) sia nel caso degli emittenti al primo rinnovo, a cui è applicabile la quota di genere di un quinto (31 casi, 35% di donne in CdA). Il dato positivo si riscontra anche nelle società non soggette alla legge 120/2011, in quanto neo quotate, e nelle imprese che hanno già completato i tre rinnovi previsti dalla legge (complessivamente 17 casi, 33% di donne in CdA).

Rapporto Consob - marzo 2019

Per verificare l’evoluzione dell’applicazione della legge è possibile consultare anche il rapporto annale presentato nel 2017.

Rapporto Consob 2017

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Gender diversity e performance delle società quotate in Italia

Lo studio della Consob, pubblicato nel settembre 2018, analizza l’efficacia della legge del 2011 nelle società italiane quotate nel periodo 2008-2016.

Valuta l’impatto della legge sulla diversità di genere e su alcune caratteristiche dei board, quali il livello medio di istruzione, l’età, il profilo professionale, la presenza di amministratori interlockers. L’analisi conferma come la legge abbia avuto un effetto positivo e significativo sulla percentuale di donne, aumentata in media del 17% subito dopo l’entrata in vigore della legge (cosiddetto instant reform effect) e dell'11% successivamente (cosiddetto follow-up effect), raggiungendo il 33,6%.
Inoltre, l’ingresso delle nuove amministratrici ha anche contribuito a modificare altre caratteristiche dei board, riducendo l’età media, aumentando la diversità in termini di età e background professionale, il livello medio di istruzione e la presenza di donne interlockers.

Lo studio analizza l’impatto della legge sulle performance delle imprese italiane quotate, utilizzando diverse misure di performance (ROE, ROS, ROIC e ROA). Evidenzia come la presenza di una massa critica di donne sia determinante affiché queste riescano ad impattare positivamente sui risultati d’impresa. In particolare, quando la percentuale di donne supera una determinata soglia, che varia tra il 17% e il 20% del board, le stime evidenziano un effetto positivo e significativo su tutte le misure di performance utilizzate.

Studio Consob - settembre 2018

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Le tendenze positive erano già state annunciate nel 2017 dal rapporto CONSOB “Gli sviluppi nella governance tra impulsi normativi e attivismo degli investitori istituzionali: le evidenze del Rapporto Consob” che indicava come i cambiamenti positivi nella composizione del board fossero guidati prevalentemente dall’ingresso delle donne:

  • è cresciuta la percentuale degli amministratori laureati e con titolo post laurea
  • è aumentata la diversificazione del profilo professionale
  • è aumentata lievemente la presenza degli amministratori stranieri
  • si è ridotta l’età media

Gli amministratori che non hanno un legame con l’azionista di controllo presentano un livello di istruzione più alto e una maggiore diversificazione del background professionale

Grazie alla legge 120/2011 la rappresentanza femminile è cresciuta in modo consistente:

• a fine 2016 le donne ricoprono il 31,6% dei posti di consigliere (7,4% nel 2011)

• il numero di diverse‐board companies è passato da 135 nel 2011 (52%) a 226 nel 2016 (99%)

• seppure le donne continuino a ricoprire prevalentemente cariche non esecutive, aumenta il peso delle donne indipendenti (dal 60% nel 2013 al 69% nel 2016) mentre rimane marginale il ruolo di amministratore delegato (passato dal

3,2% al 2,5%)

• è cresciuta l’incidenza delle donne interlocker (dal 18% nel 2013 al 30% nel 2016)

Rappoto CONSOB 2017 “Gli sviluppi nella governance tra impulsi normativi e attivismo degli investitori istituzionali: le evidenze del Rapporto Consob 

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Rapporto “Le donne al vertice delle società italiane” a cura di Cerved - 2018

Per la prima volta, nel 2017, le donne che siedono nei board delle società quotate è maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri dei consigli d’amministrazione di queste aziende. La rappresentanza femminile è cresciuta di 558 unità tra le società quotate in borsa e di 660 unità tra le controllate pubbliche.

I dati del rapporto Cerved indicano che sono 751 le donne che a fine2017 siedono nei consigli d’amministrazione delle 227 società quotate alla Borsa di Milano, pari a una percentuale del 33,5% rispetto al complesso dei 2.244 membri dei board. Si tratta di un significativo incremento sull’anno precedente (+9,3%) che porta quasi a quadruplicare la presenza femminile rispetto al 2011. Nello stesso periodo, il numero di uomini nei consigli è passato da 2.415 a solo 1.493 unità.

Tra il 2014 e il 2017 il numero di donne nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali (gli organi oggetto delle norme) è aumentato di 660 unità passando, in termini relativi, dal 18,3% al 30,9%.

• Società pubbliche partecipate

I dati che Cerved elabora per il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri indicano che dall’entrata in vigore del D.P.R. 251/2012 la presenza di donne negli organi di vertice delle società a controllo pubblico è fortemente aumentata.

Più in dettaglio, la presenza di donne si attesta al 26,2% nei consigli d’amministrazione delle controllate pubbliche (14,8% nel 2014), al 32,1% nei collegi sindacali (da 18,2%) e al 40,5% tra i sindaci supplenti (da 24,7%).

Se la norma ha avuto successo dal punto di vista dell’applicazione, che è risultata ampia e puntuale, minore è stata la capacità di produrre un ‘effetto trascinamento e di favorire cambiamenti oltre il perimetro di adozione delle norme.  Le statistiche rivelano anche che, nell’ambito delle quotate, solo in 26 società (l’11%) il numero di donne che siedono nei board supera il minimo richiesto dalla legge; il numero di donne che ricoprono la carica di AD o di presidente del Cda rimane marginale e ben lontano dalla soglia di un terzo prevista dalle norme per gli amministratori.

• Cosa accade nelle aziende non soggette alla legge GOLFO-MOSCA

Nelle posizioni di vertice delle società che non sono soggette alla legge Golfo-Mosca la presenza di donne cresce lentamente e sembra riflettere principalmente tendenze demografiche, con una quota maggiore di donne tra gli amministratori più giovani.

Le società di dimensione minore sono quelle in cui è maggiore la presenza femminile e, dall’altro, che gli incrementi più consistenti si registrano tra le aziende più grandi. In particolare,

la quota di società che risulterebbero compliant secondo le norme stabilite per le società quotate è quasi raddoppiata tra le aziende che fatturano almeno 200 milioni di euro, passando dal 12% (nel 2012) al 21,5%.

Tra il 2012 e il 2017 il numero di società che hanno nel board almeno una donna, la quota è passata dal 48,5% al 48,2%. E’ cresciuta dal 26,2% al 30,1% la quota di aziende in cui le donne sono almeno un terzo dei membri del board, superando quindi la soglia richiesta alle società quotate.

"Le donne al vertice delle società italiane " - Osservatorio CERVED - 2018

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La presenza delle donne nelle società controllate da Pubbliche Amministrazioni – la situazione per regione a febbraio 2017 - Fonte Dipartimento per le Pari Opportunità

Dati relativi alla presenza delle donne negli organi di amministrazione e controllo delle circa 3300 società non quotate italiane in cui uno o più pubbliche amministrazioni detengono una partecipazione superiore al 50% (denominate società pubbliche).  I dati fotografano la situazione a febbraio 2017, ossia a 4 anni dall’entrata in vigore degli obblighi previsti dal DPR. N. 251 del 2012 di assicurare equilibrio di genere negli organi collegiali delle società a controllo pubblico.

Le statistiche esprimono un livello di reazione molto elevato da parte delle società pubbliche agli stimoli indotti dalla normativa sulle quote di genere.

A livello nazionale si rileva che le donne rappresentano oggi quasi il 29% dei componenti degli organi collegiali di amministrazione e controllo delle società pubbliche.  Complessivamente l’Italia è molto vicina al raggiungimento  della quota riservata al genere meno rappresentato  prevista per i secondi rinnovi degli organi collegiali delle società pubbliche dalla normativa vigente, cioè il 33%. 

Report di sintesi - 2017

Tabelle con i dati per Regione

 

Società controllate da P.A. - distribuzione per tipologia di organo amministrativo e genere dei componenti  al 30 settembre 2018

Tabelle aggiornate - 2018

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RELAZIONE triennale sullo stato di applicazione della normativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 2012, n. 251, recante “Regolamento concernente la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo nelle società, costituite in Italia, controllate da pubbliche amministrazioni, ai sensi dell’articolo 2359, commi primo e secondo, del codice civile, non quotate in mercati regolamentati, in attuazione dell’articolo 3, comma 2, della legge 12 luglio 2011, n. 120” - (periodo dal 12 febbraio 2013 al 12 febbraio 2016)

Relazione_Triennale 2012

Per saperne di più

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Relazione della Commissione europea sull'equilibrio di genere nei consigli di amministrazione - 2012

Il 5 marzo 2012 la Commissione europea ha pubblicato una relazione sull'equilibrio di genere nei consigli di amministrazione in cui viene fatto il punto della situazione un anno dopo la richiesta formulata da Viviane Reding a sottoscrivere, su base volontaria, un impegno formale per più donne alla guida delle imprese europee, in cui si chiedeva alle società europee quotate in borsa di impegnarsi a portare le quote rosa nei consigli di amministrazione al 30% entro il 2015 e al 40% entro il 2020, reclutando attivamente donne qualificate in sostituzione di uomini uscenti. Negli ultimi dodici mesi hanno aderito all’iniziativa 24 società.  

Relazione_2012

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Per approfondire il tema si segnalano anche i seguenti studi:

Women in management: Underrepresented and overstretched?
a cura di Eurofound

Studio - en

Bravi Manager Bravi. Uno studio sul management italiano
a cura di Federmanager

Studio Bravi Manager Bravi

L'altra dimensione del management - il valore aggiunto delle donne tra impresa, famiglia e società
a cura di Federmanager
Rapporto