La normativa italiana per il riequilibrio di genere

Normativa ItalianaA partire dal 2011 la normativa italiana impone l'equilibrio tra i generi nella composizione degli organi di amministrazione (e di controllo) delle Società Quotate in borsa e dalle controllate pubbliche. Richiede che il genere meno rappresentato ottenga almeno un terzo degli amministratori eletti, percentuale recentemente portata a due quinti per le sole società quotate. Il provvedimento nasce, secondo la logica dell’"azione positiva", dalla necessità di infrangere quell’insieme di barriere culturali e organizzative che frenano l’accesso del genere femminile ai ruoli apicali. Di seguito i principali riferimenti normativi e i codici che hanno favorito un cambiamento rispetto alla presenza delle donne nei CdA e negli organi di controllo, di società private e pubbliche.

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LEGGE 12 luglio 2011, n. 120 - Legge Golfo/Mosca                                              

Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al  decreto  legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo Unico sull’intermediazione finanziaria), concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in  mercati regolamentati. (11G0161).

L'applicazione delle medesime disposizioni è previsto anche per le Società a controllo pubblico.

Da agosto 2012, cioè a un anno dall’entrata in vigore, la legge 120/2011 ha vincolato le Società quotate in borsa a prevedere nei propri statuti disposizioni per garantire l’equilibrio di genere negli organi di amministrazione e di controllo, da applicare al primo rinnovo di questi organi e per tre mandati consecutivi.

I riferimenti alla normativa europea

Normativa EuropeaLa parità tra uomini e donne è un principio fondamentale dell'Unione Europea, riconosciuto dagli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che vietano qualsiasi discriminazione basata sul genere e prevedono che sia garantita l'uguaglianza tra uomini e donne in tutti i settori, anche nel conseguimento dell'equilibrio tra vita privata e vita professionale.

Di seguito i principali riferimenti normativi che invitano a includere le donne nei ruoli apicali delle società private e pubbliche.

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Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2011 sulle donne e la direzione delle imprese (2010/2115(INI))

Il Parlamento europeo incita le imprese a raggiungere entro il 2015 la soglia critica del 30 % di donne negli organi di gestione ed entro il 2020 quella del 40 %, e chiede alla Commissione di proporre entro il 2012 un intervento legislativo (quote incluse) da attuare temporaneamente e che funga da catalizzatore del cambiamento, nonché di rapide riforme intese a eliminare il persistere delle disparità e degli stereotipi di genere nel processo decisionale in ambito economico, nel caso in cui le misure adottate dalle imprese e dagli Stati membri risultassero inadeguate.

Dati: non è solo una questione di parità ma di pari opportunità

Dati donne nei CdaLa presenza equilibrata fra le donne e gli uomini nelle posizioni apicali non è “solo una questione di parità” ma di “opportunità” per il nostro paese. L’Europa ne parla in termini di vantaggio competitivo e in ambito economico-manageriale si è da tempo rilevato che le opportunità offerte dalla “diversity” sono un elemento significativo di successo per le organizzazioni.

I dati e le analisi, condotte da numerose ricerche sull’applicazione della normativa, confermano come il raggiungimento di una significativa rappresentanza di donne nei board e nella dirigenza apporti benefici all'organizzazione e migliori le performances.

In quest’ottica la Legge Golfo-Mosca ha rappresentato un’importante opportunità di cambiamento verso il miglioramento delle aziende, delle politiche nei confronti delle donne e degli uomini e, più in generale, del mercato del lavoro.

Di seguito sono elencati i principali report e le ricerche che, nell’insieme, presentano il quadro attuale dei risultati raggiunti.